domenica 22 gennaio 2012

Shame


Titolo Originale: Shame
Titolo Italiano: Id.
Regia:
Sceneggiatura: Steve McQueen  e  Abi Morgan
Musica: Harry Escott
Fotografia: Sean Bobbitt
Durata: 100'
Anno: 2011
Interpreti:



Trama: Brandon è un trentenne di successo che vive in un confortevole appartamento di New York. Per evadere dalla monotonia della vita d'ufficio seduce le donne, dividendosi tra una serie di storie senza futuro e incontri di una notte. Il ritmo metodico e ordinato della vita di Brandon, però, entra in crisi con l'arrivo imprevisto di sua sorella Sissy, ragazza ribelle e problematica. La sua presenza dirompente spingerà Brandon a inoltrarsi nelle pieghe più oscure dei bassifondi di New York, per sfuggire al difficile rapporto con la sorella e ai ricordi che risveglia in lui.


Brandon (un Fassbender incredibile) è bello, un uomo di successo, ma è un uomo malato, affetto da bulimia da sesso, un'idea che lo tormenta continuamente. Giudicare un film come Shame non è facile. E' duro, esplicito, forse fin troppo, oppure no. Diciamolo subito non è un film per tutti i palati e bisogna approcciarsi alla sua visione consapevoli di cosa ci si appresta a vedere. Nei cento minuti che scorrono sullo schermo, nonostante le molte scene esplicite, non c'è niente di erotico o sensuale. A lungo andare l'atto sessuale provoca nello spettatore un senso di fastidio e disgusto. Il protagonista segue un percorso interiore che lo porta ad un autodistruzione di se stesso. A far scattare la scintilla è la sorella Sissy (un altrettanto stupenda Mulligan), il suo arrivo interrompe la routine del fratello costretto a scontrarsi con i suoi mostri nei bassifondi di New York. Lei è il suo opposto, è alla continua ricerca dell'amore, le basta un bacio, una notte per affezionarsi ad una persona, anche se questa è palesemente non interessata a lei per una relazione duratura.
Il loro rapporto lascia in superfice qualcosa di nascosto e misterioso, un passato ed un'infanzia probabilmente difficile, che rilascia i suoi strascichi nel loro modo di essere nel presente e nella loro psicologia complessa e alienata.
Brandon è quasi gelido, cerca sempre di non far trasparire sentimenti, li evita, li rifugge, e sono rari i momenti in cui questi riescono a scalfirlo, affiorando improvvisamente attraverso una lacrima o la consapevolezza dell'impossibilità ad avere una relazione stabile.
Il subentrare dei sentimenti innesca in lui un blocco interiore che lo porta perfino all'incapacità nel compiere un atto sessuale a cui è abituato. Per lui il sesso è una mera valvola di sfogo dove esiste unicamente l'atto fisico. Brandon vive in una prigione mentale che lo porta a raggiungere a sopportare qualsiasi compromesso pur di soddisfare il suo bisogno. Con il passare dei minuti McQueen ci porta sempre più giù, in un inferno sessuale sempre più esplicito culminante in una sequenza estenuante e, forse, eccessiva, provocando un senso di fastidio che di erotico e sensuale non ha niente.
Ma a conti fatti qual è la vergogna di cui ci vuole parlare il film? Quello di un personaggio dedito a qualsiasi tipo di pratica sessuale? Quella di un personaggio che si vergogna di quello che fa? Del suo modo di essere? O c'è un significato legato a Brandon ben più nascosto?
Il finale sembra moralistico, ma quel taglio di netto del viso di Fassbender mentre osserva la mano della ragazza nel metrò, lascia più di un dubbio su una possibile redenzione, che potrebbe essere tramutata in una nuova consapevolezza di se stesso.



 La frase: "Brandon, sono Sissy. Ho bisogno di parlare con te. Rispondi a quel cazzo di telefono. Brandon, ho bisogno di te. Noi non siamo cattive persone, è solo che veniamo da un brutto posto. Grazie di avermi fatta restare..."


Il trailer:


Il film è
Voti:
35mm: 4 / 5
Best Movie:  4 / 5
CinemaDelSilenzio: 5,75
Cinematografo: 2 / 5
FilmScoop: 6
FilmTV: 4 / 5
IMDB: 8
MoviePlayer: 8,3
MyMovies: 3,66 / 5
Spietati: 7,69
MIO: 7,5

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